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Rischio di tumore del seno nelle donne in postmenopausa che utilizzano terapia a base di estrogeno e progestogeno

I Ricercatori dell’Helsinki University Central Hospital, in Finlandia, hanno valutato il rischio di cancro del seno nelle donne finlandesi in terapia con estradiolo ( E2 ) e progestogeno.

Tutte le donne finlandesi con più di 50 anni in terapia con estradiolo-progestogeno per almeno 6 mesi nel periodo 1994-2005 ( n = 221.551 ) sono state identificate da un registro nazionale, Finnish Cancer Registry, e seguite per verificare l’insorgenza di tumore alla mammella ( n = 6.211 ), fino alla fine del 2005.

Il rischio di tumore mammario nelle donne sottoposte a questa terapia è stato confrontato con quello della popolazione generale.

Il tasso di incidenza standardizzato ( SIR ) per tutti i tipi di tumore al seno non è risultato elevato nei primi 3 anni di terapia, ma è salito a 1,31 per l’impiego da 3 a 5 anni e a 2,07 per l’impiego per un periodo di tempo di 10 o più anni.

L’esposizione a progestogeno secondo lo schema sequenziale per 5 o più anni è stata accompagnata da un più basso innalzamento del rischio ( 1,78 ) rispetto all’esposizione continua ( 2,44 ).

Le somministrazioni per via orale o transdermica della terapia estradiolo-progestogeno sono risultate associate a innalzamenti simili del rischio di carcinoma mammario.

L’uso di Noretisterone acetato è stato associato a un maggior rischio dopo 5 anni di utilizzo ( 2,03 ) rispetto al Medrossiprogesterone acetato ( 1,64 ).

Il rischio di tumore lobulare è aumentato più rapidamente rispetto a quello di tumore duttale ed è stato riscontrato dopo un uso di terapia estradiolo-progestogeno inferiore a 3 anni ( 1,35 ).

Non è stato riscontrato eccesso di rischio di tumore del seno con metastasi a distanza per le donne in terapia con estradiolo-progestogeno.

In conclusione, la terapia con estrogeno-progestogeno è associata a un incremento del rischio di tumore del seno dopo 3 anni di utilizzo.
Il rischio è inferiore per l’uso sequenziale rispetto a quello continuo, ma è comparabile per la somministrazione orale e transdermica.
L’aumento del rischio potrebbe non essere uniforme tra i diversi progestogeni. ( Xagena2009 )

Lyytinen H et al, Obstet Gynecol 2009; 113: 65-73


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